Decreto Lavoro: il salario giusto trasforma la logica degli incentivi

Dal 24 giugno 2026 nessun esonero contributivo è più accessibile alle imprese che applicano contratti pirata o retribuiscono al di sotto del Trattamento Economico Complessivo dei contratti collettivi più rappresentativi. Il Senato ha approvato la conversione in legge del decreto-legge n. 62/2026 con 94 voti favorevoli, 61 contrari e 2 astenuti, completando un disegno che lega circa 960 milioni di euro di incentivi pubblici a una condizione retributiva precisa. Non è la novità dei singoli bonus — già attivi da maggio — ma l'architettura che li unifica.

Il salario giusto ancorato all'articolo 36 della Costituzione

Il nucleo giuridico è l'articolo 7 del DL 62/2026, che definisce il salario giusto come il Trattamento Economico Complessivo (TEC) stabilito dai CCNL stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, ancorandolo al diritto costituzionale a una retribuzione proporzionata e sufficiente. Non è un salario minimo orario fisso: è un pavimento retributivo variabile per settore, costruito sui contratti dominanti di ciascuna categoria.

Durante la conversione parlamentare il testo ha subito una stretta rilevante: il riferimento ai contratti collettivi "minori equivalenti" è stato eliminato. Come parametro rimangono i soli CCNL più rappresentativi. Chi applica contratti pirata perde l'accesso a tutti gli incentivi del provvedimento e, secondo quanto annunciato dalla ministra Marina Calderone, anche a quelli futuri: lo stesso criterio del salario giusto verrà applicato agli interventi a sostegno dell'occupazione che verranno.

Il TEC include le voci fisse e continuative — paga base, mensilità aggiuntive, indennità contrattuali e welfare di categoria — ed esclude le componenti variabili e discrezionali individuali. Per le imprese, la verifica si sposta dalla singola voce all'insieme del trattamento complessivo riconosciuto al lavoratore rispetto al contratto più rappresentativo del settore.

I quattro bonus e la condizione comune

I tre esoneri già attivi — bonus giovani under 35 (fino a 500 euro mensili, 650 nella ZES Unica del Mezzogiorno), bonus donne (fino a 650 euro, 800 nella ZES Unica) e bonus ZES (650 euro, per datori fino a 10 dipendenti che assumono over 35 disoccupati da almeno 24 mesi) — condividono la stessa struttura: esonero al 100% dei contributi datoriali, fino a 24 mesi, con obbligo di incremento occupazionale netto. L'INPS aveva già pubblicato le istruzioni con la circolare n. 55 del 14 maggio 2026 e le domande erano aperte.

Decreto Lavoro convertito in legge: via libera definitivo del Senato
Scambio di denaro e valute tra due persone con portafogli su un tavolo. Foto di www.kaboompics.com su Pexels

Si aggiunge il bonus stabilizzazione (fino a 500 euro mensili, 24 mesi) per convertire a tempo indeterminato i contratti a termine di durata non superiore a 12 mesi, stipulati tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2026, con trasformazione entro dicembre 2026. È approvato ma non ancora attivabile: richiede l'autorizzazione della Commissione europea sugli aiuti di Stato.

MisuraTetto mensileCondizione principale
Bonus giovani under 35500 € (650 € ZES)Under 35 senza occupazione, tempo indeterminato
Bonus donne650 € (800 € ZES)Qualsiasi età, disoccupate ≥ 24 mesi
Bonus ZES650 €Over 35, disoccupato ≥ 24 mesi, aziende ≤ 10 dip.
Bonus stabilizzazione500 €Contratti a termine ≤ 12 mesi → trasformazione entro dic. 2026

Il rinnovo dei contratti e la stretta sul lavoro digitale

Il decreto introduce un meccanismo di pressione al rinnovo contrattuale: per i CCNL scaduti entro nove mesi, scatta un anticipo pari al 50% dell'IPCA-NEI, l'indice dei prezzi al consumo depurato dalla componente energetica importata. L'inerzia dei rinnovi diventa così un costo normativo misurabile, non più solo una questione di relazioni sindacali.

Sul fronte del lavoro di piattaforma, la stabilizzazione delle tutele per i rider passa dall'obbligo di accedere alle piattaforme digitali solo con identità digitale o autenticazione a più fattori — una misura di tracciabilità contro il caporalato digitale. La conversione ha aggiunto: il limite di 12 mesi per i tirocini extracurriculari presso lo stesso gruppo di imprese, la figura del tutor per la sostenibilità economica per chi ha perso reddito da lavoro, e l'obbligo di depositare i contratti di prossimità presso il Ministero del Lavoro e il CNEL. Le missioni in staff leasing potranno estendersi fino a 36 mesi.

Quanto pesa il pacchetto e dove porta

Il provvedimento mobilita circa 960 milioni di euro, in larga parte già stanziati in bilancio. Il solo bonus giovani assorbe un limite di spesa di 110 milioni nel 2026 e 252 milioni nel 2027 — 362 milioni sui 960 complessivi, il 38% dell'intero pacchetto — una proporzione che segnala l'occupazione stabile dei giovani come priorità numerica dell'intervento.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato l'intenzione di premiare le imprese che investono sul lavoro di qualità, ribadendo l'esclusione dagli incentivi per chi ricorre ai contratti pirata. La ministra Calderone ha definito il voto "un momento storico", parlando di "un nuovo capitolo del lavoro italiano: occupazione stabile, salari giusti e sicurezza. Un percorso condiviso con le parti sociali e con la società civile, che intendiamo portare avanti con coerenza e responsabilità".

Il meccanismo che emerge è nuovo nel metodo: anziché intervenire direttamente sui minimi retributivi con una cifra fissa — operazione che avrebbe richiesto un negoziato esplicito sull'entità della soglia — il legislatore ha scelto di condizionare l'accesso a ogni leva pubblica all'osservanza dei contratti più rappresentativi. Il TEC non è più solo un parametro sindacale: è il filtro d'ingresso per l'intera politica attiva del lavoro. Se il criterio si estenderà agli interventi futuri come annunciato, la scelta tecnica fatta in fase di conversione — eliminare i contratti minori equivalenti dal calcolo — peserà molto più di quanto appaia dall'iter parlamentare.

Fonti

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