L'età media di pensionamento in Italia è salita, ma la causa non è demografica. Il Rendiconto Sociale INPS 2025, presentato dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza, documenta come la crescita anagrafica derivi quasi interamente dalla chiusura progressiva dei canali di uscita anticipata. Il risultato: chi non soddisfa i requisiti dell'anticipo ordinario aspetta i 67 anni della vecchiaia, alzando meccanicamente la media nazionale — e questo prima ancora che l'adeguamento alla speranza di vita entri in vigore, previsto solo dal 2027.
Le uscite flessibili sono quasi sparite
I dati lo mostrano con chiarezza. Le beneficiarie di Opzione Donna sono scese a 3.860 nel 2025, contro le 26.427 del 2022: una riduzione dell'85%. Le pensioni liquidate con le quote — compresa Quota 103 — si sono fermate a 5.643, rispetto alle 112.982 del 2021. Quando i canali si chiudono, chi non rientra nell'anticipata ordinaria confluisce sulla pensione di vecchiaia a 67 anni. È questo l'effetto meccanico che ha fatto salire le medie: da 63,7 a 64,1 anni per gli uomini, da 64,4 a 65,4 anni per le donne tra il 2022 e il 2025. Il meccanismo di adeguamento alla speranza di vita non ha ancora inciso — l'aumento registrato finora è tutto di origine normativa.
Il divario Nord-Sud rispecchia il mercato del lavoro
La mappa regionale non nasce da regole diverse — sono identiche su tutto il territorio — ma dalla qualità delle carriere. In Trentino-Alto Adige gli uomini escono in media a 62,3 anni, in Calabria a 66,2: quasi quattro anni di differenza. Al Nord, carriere lunghe e continuative permettono di maturare la pensione anticipata ordinaria. Al Sud, la discontinuità occupazionale, il part-time involontario e i buchi contributivi spingono verso la pensione di vecchiaia. Restare al lavoro più a lungo, in questo quadro, non è una scelta: è la conseguenza di una storia contributiva più fragile.

Le donne hanno assorbito l'impatto maggiore
Tra il 2022 e il 2025 l'età media di uscita è cresciuta di un anno pieno per le donne e di soli quattro decimi per gli uomini. Il dato ha una spiegazione precisa: Opzione Donna era uno dei pochi canali di anticipo specificamente accessibile alle lavoratrici, e il suo svuotamento ha pesato più che proporzionalmente su di loro. Gli aumenti più marcati si concentrano nelle regioni con maggiore occupazione femminile dipendente: Friuli-Venezia Giulia (+1,3 anni), Emilia-Romagna e Lombardia (+1,2 anni), Piemonte (+1,1 anni).
All'uscita più tardiva si aggiunge un divario sugli importi: sulle pensioni di vecchiaia l'assegno medio femminile è inferiore del 45% a quello maschile. Sulle pensioni di anzianità maschili, le nuove liquidazioni già segnano 148 euro mensili in meno rispetto alle pensioni vigenti — un indicatore che il valore medio degli assegni in ingresso sta scendendo strutturalmente.
ADI e SFL: accesso più selettivo del Reddito di cittadinanza
Sul versante del sostegno al reddito, nel 2025 sono state accolte 723.778 domande di Assegno di Inclusione e 119.476 di Supporto per la Formazione e il Lavoro, per un totale di circa 843.000 benefici. Confrontato con le 1.039.700 prestazioni di Reddito e Pensione di cittadinanza del 2022 — dato riportato dal Rendiconto stesso — la platea si è ridotta di circa il 19%. Il cambio di schema ha prodotto accesso più selettivo, condizioni più stringenti legate alla composizione familiare e al reddito, e una copertura complessiva più contenuta.
Quando dal 2027 si aggiungerà l'adeguamento alla speranza di vita — un mese in più nel 2027, altri due nel 2028 — l'età effettiva di uscita si allontanerà ulteriormente per chi non rientra nei canali anticipati. Il quadro del 2025 è uno scenario di partenza, costruito dalle riforme degli ultimi anni: la pressione demografica deve ancora manifestarsi.
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