Chi esce dal lavoro con la pensione anticipata percepisce in media 2.088 euro al mese, contro i 1.264 euro di chi aspetta la pensione di vecchiaia. La differenza — 824 euro mensili, pari al 65% in più — non è un premio né un trattamento di favore, ma la conseguenza diretta di come sono disegnati i due canali di pensionamento. Il dato, emerso dall'ultimo monitoraggio INPS sui flussi di pensionamento aggiornato al 2 luglio 2026 e relativo alle 232.395 persone uscite nei primi sei mesi dell'anno, racconta molto di più di uno scarto economico: racconta come il sistema previdenziale seleziona, stratifica e redistribuisce in base alle carriere contributive.
Perché l'anticipata paga di più: una questione di requisiti, non di privilegi
Il meccanismo è scritto nei requisiti di accesso. La pensione anticipata ordinaria richiede 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, senza alcun vincolo anagrafico. Chi la ottiene ha per definizione una carriera densa, con un montante contributivo elevato accumulato in decenni di versamenti pieni. Il canale di vecchiaia, al contrario, raccoglie chi arriva ai 67 anni con percorsi lavorativi più brevi, discontinui o con aliquote contributive più basse.
La conseguenza è una segmentazione quasi automatica: da una parte 100.356 persone con assegni robusti (le anticipate), dall'altra 132.039 persone con importi più modesti (le vecchiaie). Non c'è alcuna differenza nel metodo di calcolo tra i due canali — il sistema contributivo applica le stesse regole a tutti — ma la platea che ciascun canale intercetta è radicalmente diversa in partenza.
La vecchiaia recupera terreno: il trend 2025-2026
Il confronto con i dati del primo semestre 2025 mostra una dinamica significativa. In dodici mesi l'importo medio della pensione di vecchiaia è cresciuto dell'11,3%, passando da 1.136 a 1.264 euro. L'anticipata è rimasta quasi ferma (+0,6%, da 2.076 a 2.088 euro). Il divario si è quindi ridotto da 940 a 824 euro.

Il fenomeno è coerente con l'innalzamento dell'età media di accesso alla pensione già documentato dall'Istituto: chi arriva oggi alla vecchiaia lo fa con più anni di versamenti alle spalle rispetto a un anno fa, mentre la platea delle uscite anticipate si è ristretta a chi possiede requisiti contributivi pieni. La forbice si chiude non perché l'anticipata perda valore, ma perché la vecchiaia sta lentamente diventando un canale per carriere meno frammentate di un tempo.
Il divario di genere come cartina di tornasole
L'analisi per genere rivela quanto la distribuzione tra i canali condizioni gli importi. Le donne pensionate nel primo semestre 2026 percepiscono in media 1.048 euro, gli uomini 1.506 euro, con un divario del 30,41%. La spiegazione è nella diversa composizione delle uscite: l'anticipata — a carriera piena — è largamente maschile, mentre le pensioni ai superstiti, che pesano per 106.927 trattamenti con una media di soli 970 euro, sono in netta prevalenza femminili. Non è un caso che l'unica categoria in cui l'importo femminile superi quello maschile sia proprio quella dei superstiti (1.042 euro contro 651).
Cosa significa per il sistema e per chi deve decidere
I numeri dell'INPS mostrano un sistema che funziona esattamente come progettato: a maggiore anzianità contributiva corrispondono assegni più alti, indipendentemente dall'età anagrafica. La distanza di 824 euro tra anticipata e vecchiaia è la misura di quanto le carriere continue e piene siano ancora un fattore determinante — e di quanto il canale di vecchiaia resti il punto di caduta di percorsi lavorativi più fragili.
Il dato ha implicazioni per chi deve decidere quando uscire. Le medie nascondono variazioni individuali enormi: tra gli 830 euro medi di una pensione di invalidità e i 2.088 euro di un'anticipata c'è un intero spettro di storie contributive. La stima sul proprio montante, con l'anno di uscita e il coefficiente di trasformazione applicabile, resta l'unico strumento per tradurre queste medie in una proiezione personale.
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