La Rottamazione quinquies incassa la seconda scadenza il 30 settembre 2026, ma la novità più rilevante non è la data: è la logica che la Legge di Bilancio 2026 ha impresso alla definizione agevolata delle cartelle. La decadenza non scatta più alla prima rata saltata, bensì dopo due rate omesse o pagate solo in parte. Un margine concreto, ma temporaneo: non riduce di un euro le somme dovute, e chi ha saltato luglio deve ora versare per non perdere i benefici.
La decadenza cambia forma, non sostanza
Il perno della nuova disciplina è nel rapporto tra rate e benefici. La definizione agevolata diventa inefficace quando, alla scadenza di una rata, risultano due rate non pagate oppure liquidate parzialmente, anche se non consecutive. La misura riguarda i carichi affidati alla riscossione tra il 2000 e il 2023 e consente di versare la sola quota capitale, senza sanzioni, interessi di mora e aggio.
L'Agenzia delle Entrate-Riscossione ha fissato il punto con il comunicato del 23 settembre 2026: chi al 30 settembre lasciasse scoperti sia luglio sia settembre vedrebbe venir meno i benefici della rottamazione. La tolleranza non autorizza quindi a scegliere quali appuntamenti rispettare. E il prezzo dell'errore è alto: in caso di decadenza, quanto già versato resta come acconto, i termini di prescrizione riprendono a correre e i carichi interessati non possono più essere rateizzati ai sensi dell'articolo 19 del DPR 602/1973.
Il ritardo è progressivo: il conteggio non si azzera
C'è un dettaglio che riscrive la lettura della scadenza. Il pagamento delle rate viene considerato sempre progressivo: chi non ha versato la tranche del 31 luglio 2026 e paga entro il 30 settembre ha rispettato, per ora, un solo appuntamento — non due.
Il caso esemplare è quello di un piano articolato su tre pagamenti. Se il contribuente versa la prima e la terza rata saltando la seconda, il versamento dell'ultima viene imputato alla precedente e, dal punto di vista sostanziale, resta non pagata proprio la terza. Una mancanza che fa scattare la decadenza. Il vantaggio concesso dalle nuove regole è temporaneo: le rate arretrate si accumulano, non si cancellano. Chi ha aderito e non ha pagato luglio deve versare almeno la scadenza di fine mese, che andrà a coprire il primo appuntamento mancato.
I 5 giorni di tolleranza valgono solo per l'ultima rata
Sul margine aggiuntivo di 5 giorni le fonti non dicono la stessa cosa. QuiFinanza sostiene che la tolleranza "non esiste" per chi sceglie il pagamento rateale; Lavoro e Diritti, SoldiOnline e Consulenti del Lavoro precisano invece che la norma la riconosce in due casi soltanto: il versamento in unica soluzione e il pagamento dell'ultima rata del piano. Per la seconda rata ordinaria, quindi, il termine resta il 30 settembre.

L'eccezione vale per chi ha scelto di saldare tutto in due rate: in quel caso la scadenza di settembre coincide con l'ultima prevista e il versamento è tempestivo fino al 5 ottobre 2026. La distinzione tra un piano che prosegue e uno che si chiude è, di fatto, l'unica variabile che sposta la data.
La flessibilità arriva dal mercato, non dalla norma
Sul fronte operativo, la valvola di sfogo non è normativa ma tecnologica. Chi paga tramite PagoPA può frazionare l'importo con i servizi Buy Now, Pay Later: PayPal e Klarna consentono di dividere il bollettino in tre quote senza interessi aggiuntivi, con un limite di 2.000 euro per transazione. Con PayPal la prima rata si addebita subito, la seconda dopo 30 giorni e la terza dopo 60; Klarna opera tramite l'App IO, con scadenze a 30 giorni di distanza.
Il meccanismo produce una conseguenza precisa: per l'Agenzia delle Entrate-Riscossione il bollettino risulta incassato per intero e immediatamente, quindi la rata è saldata a tutti gli effetti di legge. Il debito, però, si sposta sul rapporto privato con l'intermediario finanziario. Eventuali ritardi nei rimborsi successivi non producono effetti sulla rottamazione, ma comportano penali o il blocco dei servizi da parte della piattaforma. La flessibilità non allenta il vincolo: lo trasferisce.
Quanto costa davvero il piano rateale
Un calcolo aiuta a misurarne la portata. Sulle somme rateizzate si applicano interessi del 3% annuo dal 1° agosto 2026, con un minimo di 100 euro per ogni rata. Il calendario prevede nel 2026 tre appuntamenti — 31 luglio, 30 settembre, 30 novembre — e poi rate bimestrali dal 2027 al 2035: gennaio, marzo, maggio, luglio, settembre e novembre, sei all'anno. Moltiplicando 6 rate per 9 anni si ottengono esattamente le 54 rate di pari importo che rappresentano il massimo della dilazione: le tre scadenze del 2026 sono, in questo schema, la sola fase di avvio.
La convenienza resta legata a ciò che viene cancellato. Secondo QuiFinanza, la quota effettivamente stralciata varia in genere tra il 30% e il 50% dell'importo, perché la definizione elimina sanzioni, interessi di mora e aggio e lascia da versare la quota capitale più le spese.
Letta nel suo insieme, la disciplina disegna una pace fiscale più tollerante nella forma e rigida nella sostanza. Il margine sulle due rate serve a non bruciare un piano rateale per un singolo intoppo, ma il conteggio progressivo impedisce che quel margine diventi un rinvio strutturato. Il vero banco di prova non è il bollettino del 30 settembre: è la tenuta del conteggio nei mesi successivi, quando ogni rata saltata continuerà ad accumularsi invece di sparire.
Fonti
- Informazione Fiscale
- Informazione Fiscale
- Lavoro e Diritti
- Consulenti del Lavoro
- SoldiOnline.it
- QuiFinanza
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