Bollo auto 2027: perché l’esenzione sostituisce i tagli alle accise

L'esenzione dal bollo per un veicolo nel 2027 non è una misura fiscale a sé stante. Il D.L. 162/2026, approvato il 16 settembre 2026 dal Consiglio dei Ministri, la colloca nello stesso provvedimento che chiude il taglio delle accise sul gasolio e la presenta come primo passo verso un'abolizione a regime. Dopo mesi di decreti a scadenza ravvicinata per calmierare il prezzo del diesel, il Governo cambia strumento: il sostegno si sposta su una tassa patrimoniale che riguarda circa 14 milioni di veicoli e vale un risparmio medio di 165 euro a testa.

Dalla catena di decreti sulle accise all'esenzione sul bollo

La riduzione dell'accisa sul gasolio è arrivata per segmenti successivi, con una sequenza di decreti legge e decreti ministeriali che dal 28 luglio 2026 ha coperto singoli intervalli di giorni, dopo lo stop del taglio generale dal 4 luglio. Il D.L. 162/2026 porta lo sconto fino al 5 ottobre 2026; oltre quella data il Governo punta sul meccanismo delle accise mobili.

Per il gasolio usato come carburante il decreto fissa due finestre: aliquota a 572,90 euro per mille litri dal 18 al 25 settembre, pari a una riduzione di 12,2 centesimi al litro IVA compresa, e a 622,90 euro dal 26 settembre al 5 ottobre, con un beneficio di 6,1 centesimi. L'aliquota ordinaria è 672,90 euro. Il taglio riguarda solo il diesel: la benzina resta fuori, perché l'ultima riduzione applicata a entrambi i carburanti si è chiusa il 3 luglio.

PeriodoAccisa gasolio (euro/mille litri)Effetto fiscale IVA inclusa
Fino al 17 settembre 2026532,90riduzione di circa 17,1 cent/litro
18 – 25 settembre 2026572,90riduzione di 12,2 cent/litro
26 settembre – 5 ottobre 2026622,90riduzione di 6,1 cent/litro
Dal 6 ottobre 2026672,90 (ordinaria)nessuna riduzione fissata dal decreto

Dal 6 ottobre la riduzione dovrebbe proseguire con le accise mobili previste dall'articolo 1, commi da 290 a 292, della legge 244/2007: il meccanismo usa le maggiori entrate IVA generate dai prezzi alti dei prodotti energetici per finanziare un taglio dell'accisa. Importo e durata, però, non sono fissati dal D.L. 162/2026 e richiedono un nuovo atto. È qui che si incastra il bollo: la misura 2027 sostituisce, almeno nelle intenzioni, la logica dei decreti a ripetizione.

Chi entra nell'esenzione e chi resta fuori

L'esenzione vale per un solo veicolo a persona fisica, con potenza fino a 80 kW (108,7 CV). Riguarda auto a benzina, gasolio e ibride, e anche chi le usa in leasing o a noleggio. Chi ha più veicoli agevolabili la applica a quello di potenza minore; chi non ha auto nei limiti può usarla su un motociclo o ciclomotore, senza vincoli di potenza.

La soglia degli 80 kW copre circa il 70% del parco auto nazionale: entrano utilitarie, compatte e alcuni modelli di baby Suv. Sulle due ruote la sospensione non prevede limiti di cilindrata o potenza. La misura si applica anche nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome, ma solo previo accordo con ciascuna autonomia titolare del tributo, con un trasferimento a compensazione del minor gettito.

Bollo auto 2027: esenzione per un veicolo e rimodulazione delle accise nel decreto approvato il 16 settembre
Primo piano di mani che firmano un documento su tavolo bianco. Foto di Kindel Media su Pexels

Il nodo delle coperture e il conto delle Regioni

Il bollo è un tributo regionale: esentarlo significa trovare risorse per gli enti locali. Qui emerge la discrepanza tra le ricostruzioni. Il testo della bozza citato da QuiFinanza parla di 2,29 miliardi di euro da redistribuire alle Regioni, mentre le stime di Informazione Fiscale indicano 2,3 miliardi, da risparmi del PNRR. Le due cifre sono sostanzialmente allineate, ma nessuna delle due è ancora ufficiale.

Il punto più delicato riguarda la scala. Sempre secondo QuiFinanza, le Regioni rischiano di perdere fino a 7 miliardi di euro di gettito dal bollo. Mettendo a confronto i valori, il trasferimento previsto copre poco meno di un terzo di quella cifra: 2,29 miliardi su 7 equivalgono al 32,7%. La differenza è il vero nodo politico della misura, perché spiega quanto sia complicato rendere l'esenzione permanente.

Rendere strutturale l'abolizione per le auto piccole e medie costerebbe circa 2,4 miliardi l'anno. Dividendo quella cifra per i 14 milioni di veicoli interessati si arriva a circa 171 euro per veicolo: un valore vicino ai 165 euro di risparmio medio stimato, a conferma che la misura, a regime, pesa tanto quanto restituisce.

Bollo contro IRPEF: il confronto che divide la maggioranza

Il numero dei veicoli interessati non è univoco. Informazione Fiscale indica 14 milioni, mentre i 14,5 milioni sono quelli citati da Giorgia Meloni sui social e ripresi da QuiFinanza. La differenza tra le due stime non è un dettaglio secondario, perché è la stessa base su cui si calcolano coperture e benefici.

Sul piano politico la misura ha un concorrente dichiarato. Luigi Marattin, segretario nazionale del Partito Liberaldemocratico, propone un parallelismo quantificato: rendere strutturale l'abolizione del bollo costa "circa 2,4 miliardi di euro l'anno", più o meno quanto abbassare l'aliquota Irpef dal 43% al 33% per la fascia di reddito tra 50.000 e 60.000 euro. Il tema della giustizia fiscale entra così nella discussione sul bollo, e il costo annuo della misura diventa il termine di paragone.

La Premier ha respinto la lettura elettorale: "vi prego di non interpretare i provvedimenti del Governo come dei provvedimenti che guardano a interessi di carattere elettorale. Quello che noi cerchiamo di fare è dare risposte che siano più possibile efficaci ai problemi che ci si pongono davanti". Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti si è tenuto più prudente sulla durata: "Pensiamo che questa misura che nasce in questa situazione poi inevitabilmente diventerà strutturale".

Il vero test non è il 2027, ma la prossima legge di bilancio: lì si deciderà se l'esenzione diventa permanente o resta un'operazione da 2,4 miliardi l'anno da rifinanziare.

Fonti

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