804.464 lavoratori domestici regolari con almeno un contributo versato all'INPS nel 2025: il dato più basso degli ultimi quattro anni, in calo del 2,3% rispetto al 2024 e di circa 173.000 unità rispetto al picco post-pandemia del 2021. Non è un segnale di crisi della domanda — gli stipendi crescono — ma di un comparto che continua a scivolare nel sommerso. L'Osservatorio INPS sui lavoratori domestici, presentato il 18 maggio 2026, fotografa un paradosso: più i contratti regolari diventano onerosi, meno le famiglie li sottoscrivono.
Il paradosso tra stipendi in crescita e regolarità in calo
Lo stipendio medio per colf e badanti nel 2025 è 8.019 euro annui, in crescita del 2% rispetto all'anno precedente. Le donne guadagnano di più: 8.100 euro contro 7.700 degli uomini — uno dei pochi casi nel mercato del lavoro italiano in cui il divario di genere si inverte. Le badanti percepiscono in media il 28% in più rispetto alle colf.
Il mercato paga. Ma lo fa in nero. Il presidente dell'INPS Gabriele Fava ha definito il settore "una vera infrastruttura sociale", riconoscendo però che "nonostante l'esistenza di regole chiare, questo settore continua a essere esposto a una presenza significativa di lavoro nero e grigio". Il calo della regolarità è trasversale, ma colpisce di più le donne (-2,4% rispetto al –1,5% degli uomini) in un comparto dove la componente femminile è già preponderante all'88,7%.
La struttura demografica aggrava il quadro: il 68,9% dei lavoratori domestici regolari è straniero — la quota maggiore proviene dall'Europa dell'Est, con 269.098 lavoratori pari al 33,5% del totale. La Lombardia concentra 156.316 lavoratori, il 19,4% del totale nazionale.
Il cortocircuito tra Cassazione e Fisco
Una delle cause strutturali che disincentivano la regolarizzazione è lo scollamento tra giurisprudenza e amministrazione fiscale. Per chi assume una badante per un familiare con disabilità grave riconosciuta ai sensi della Legge 104, articolo 3, comma 3, gli strumenti disponibili sono:
- Detrazione IRPEF del 19% sullo stipendio, ma su un massimale di 2.100 euro annui: il risparmio effettivo massimo è 399 euro.
- Deduzione dei contributi INPS a carico del datore, fino a 1.549,37 euro l'anno.
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 449/2025, ha aperto una via diversa: lo stipendio della badante è interamente deducibile dal reddito — senza il tetto dei 2.100 euro — quando il lavoratore presta assistenza specifica a un disabile grave. Secondo i giudici, la deducibilità totale non dipende dalla qualifica sanitaria dell'assistente, ma dalla finalità dell'attività svolta.

L'Agenzia delle Entrate non ha recepito questa posizione. I software per le dichiarazioni dei redditi rigettano ancora la deduzione integrale se il lavoratore non ha una qualifica sanitaria o riabilitativa codificata; i CAF non possono apporre il visto di conformità senza rischiare sanzioni. Chi ha diritto alla deduzione totale non riesce ad esercitarlo per via amministrativa. Nel contesto di stipendi medi da 8.000 euro l'anno, questa impasse rende il contratto regolare sensibilmente più oneroso rispetto al pagamento in nero.
Flat tax e albo professionale: le proposte in campo
Per contrastare l'evasione, due proposte circolano da mesi. La prima è una flat tax per colf e badanti: un'imposta sostitutiva dell'IRPEF ordinaria con aliquota ridotta, in cui le famiglie agirebbero come sostituti d'imposta. L'ipotesi era emersa in un confronto tra il presidente della Commissione Finanze del Senato Massimo Garavaglia e il direttore dell'Agenzia delle Entrate Vincenzo Carbone nell'ambito del Decreto Fiscale. Aveva trovato accoglienza favorevole ma non ha avuto seguito nell'iter parlamentare.
La seconda è l'istituzione di un albo nazionale per assistenti familiari: un elenco pubblico che certifichi le competenze degli operatori. "Dare trasparenza a questo settore significa trasformare un bisogno privato in una risposta pubblica ordinata, riconoscibile e sicura", ha dichiarato Fava.
Il lavoro domestico non retribuito come variabile macroeconomica
Il working paper della Banca d'Italia, pubblicato il 17 giugno 2026 a firma dell'economista Andrea Mattia, allarga la prospettiva. Le donne italiane svolgono in media 30 ore settimanali in più di lavoro domestico rispetto agli uomini. L'effetto sull'occupazione femminile è, secondo il modello, equivalente a un aumento del gender pay gap del 50%. Quando entrambi i coniugi lavorano, la moglie dedica 36 ore settimanali alle faccende e alla cura dei figli; il marito si ferma a 14,2 ore. Questo squilibrio spiega da solo circa il 70% della cosiddetta child penalty — la contrazione di salario e ore di lavoro che le donne registrano nei primi anni dopo la nascita di un figlio.
Un calcolo ricavabile dai dati del paper rende il divario ancora più netto: tra i single, il tasso di occupazione è praticamente identico per entrambi i generi al 98%. Dopo il matrimonio, gli uomini restano al 97%; le donne scendono al 56%. Una caduta di 42 punti percentuali contro un calo di appena 1 punto per i padri.
Il collegamento con il mercato del lavoro domestico regolare non è astratto: dove non esistono colf o badanti formalizzate né asili nido accessibili, quel carico ricade interamente sulle madri, alimentando la loro uscita dal mercato del lavoro. Regolarizzare il settore e renderlo fiscalmente accessibile non è solo questione di equità contrattuale, ma un prerequisito concreto per qualsiasi politica di occupazione femminile.
Gli stipendi di mercato salgono, la domanda di assistenza cresce in un paese che invecchia, la Cassazione ha indicato una via fiscale più equa. Finché il Fisco non recepisce quella giurisprudenza e le proposte legislative restano bloccate in commissione, il comparto continuerà a espandersi nel sommerso.
Fonti
- Stipendio dimezzato per le donne italiane, è il prezzo del lavoro domestico: lo studio
- Lavoro domestico: in calo colf e badanti regolari mentre si ragiona su flat tax e albo
- INPS: Osservatorio sui lavoratori domestici – anno 2025
- Stipendio badante e Legge 104, la Cassazione conferma la deducibilità dalle tasse
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