Split payment al 2029: la proroga ridotta dall’UE e il futuro della deroga IVA

Con la Decisione di esecuzione (UE) 2026/1728, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 15 luglio 2026, il Consiglio UE ha autorizzato l’Italia a proseguire con lo split payment fino al 30 giugno 2029. La proroga, entrata in vigore già dal 1° luglio 2026 senza soluzione di continuità, arriva però con un taglio secco di sei mesi rispetto alla richiesta italiana, che puntava al 31 dicembre 2029. Insieme all’obbligo di presentare una relazione dettagliata entro il 30 settembre 2027, la mossa di Bruxelles segnala una crescente insofferenza verso una deroga che, da strumento temporaneo di contrasto all’evasione, si è trasformata in un pilastro permanente del fisco nazionale.

Dallo stop all’evasione alla dipendenza dalla deroga

Introdotto in Italia con la legge di stabilità 2014, il meccanismo della scissione dei pagamenti ribalta la normale dinamica dell’IVA: l’imposta dovuta sulle forniture a pubbliche amministrazioni e a determinati enti e società viene versata direttamente dall’acquirente, anziché dal fornitore. L’obiettivo è impedire che il cedente incassi l’imposta e poi non la riversi all’Erario.

L’Unione europea autorizzò la misura per la prima volta nel 2015, per un periodo limitato. Da allora l’Italia ha ottenuto un rinnovo dopo l’altro: la scadenza è stata spostata al 2017, poi al 2020, al 2023, al 2026 e ora al 2029. Lungo il percorso, il perimetro si è allargato alle società controllate da enti pubblici e, temporaneamente, alle società quotate nell’indice FTSE MIB, poi escluse a partire dal 1° luglio 2025. Ogni proroga è stata giustificata dalla comprovata efficacia della misura, ma anche dalla difficoltà di trovare alternative altrettanto rapide nel garantire gettito. Così lo split payment è diventato, nei fatti, un regime strutturale.

L’efficacia indiscutibile (e i suoi costi nascosti)

La sottosegretaria al MEF Sandra Savino, rispondendo a un’interrogazione parlamentare a giugno 2026, ha definito lo split payment «uno strumento molto efficace nel contrasto all’evasione fiscale». I numeri, per quanto non dettagliati nella documentazione pubblica, hanno convinto anche il Consiglio UE, che nella decisione riconosce che la scissione dei pagamenti impedisce il mancato recupero dell’imposta in caso di insolvenza del fornitore, complementando la fatturazione elettronica obbligatoria.

Split payment proroga al 2029, skyline finanziario e monete d'oro simboleggiano la proroga ridotta della deroga IVA italiana
La proroga dello split payment concessa dall'UE scade il 30 giugno 2029, sei mesi prima del termine richiesto dall'Italia.

Il rovescio della medaglia è tutto in capo ai fornitori. Non incassando l’IVA sulle operazioni soggette a split payment, le imprese accumulano posizioni creditorie strutturali verso l’Erario. Pur avendo diritto a un percorso prioritario di rimborso, subiscono un disallineamento finanziario che può comprimere la liquidità. Ed è proprio questo il punto su cui Bruxelles chiede conto: la relazione che l’Italia dovrà inviare entro il 30 settembre 2027 dovrà fotografare la situazione complessiva dei rimborsi IVA, con «particolare riguardo al tempo medio necessario per l’erogazione».

Bruxelles alza il tiro: meno tempo e più controlli

La richiesta italiana arrivata a ottobre 2025 puntava a una proroga fino al 31 dicembre 2029. Il Consiglio ha concesso sei mesi in meno, fermandosi al 30 giugno 2029. Non è un dettaglio: è un segnale politico che accompagna una novità di linguaggio. La decisione 2026/1728 ribadisce infatti che le autorizzazioni a misure derogatorie in materia di IVA «costituiscono una soluzione di ultima istanza» e invita l’Italia a rafforzare gli strumenti convenzionali di contrasto alle frodi, così da «evitare la necessità di ulteriori proroghe».

Il testo della decisione riporta che la misura «debba essere prorogata per evitare una regressione negli sforzi compiuti al fine di ridurre la differenza complessiva tra il gettito IVA previsto e l’importo effettivamente riscosso in Italia». Ma è una giustificazione che l’UE accoglie con sempre maggiore cautela. La relazione del 2027 diventa quindi un passaggio cruciale: se l’Italia non dimostrerà di aver avviato un percorso di superamento della deroga, difficilmente otterrà un nuovo mandato nel 2029.

Oltre il 2029: un addio annunciato?

La traiettoria disegnata da Bruxelles spinge verso un’architettura antifrode che faccia perno sulla fatturazione elettronica e sulle sinergie con l’analisi dei dati, riducendo progressivamente la dipendenza dallo split payment. L’Italia, dal canto suo, dovrà gestire due ordini di problemi: da un lato, l’efficienza dei rimborsi IVA per le imprese fornitrici, dall’altro la costruzione di un sistema di contrasto all’evasione capace di reggere senza la scissione dei pagamenti. La partita vera, oggi, si gioca sulla capacità di conciliare questi due fronti. Se la relazione del 2027 non fornirà risposte convincenti, il negoziato per il dopo 2029 rischia di partire con margini strettissimi, segnando la fine di una stagione di deroghe che dura ormai da un decennio e mezzo.

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