Rottamazione quinquies: il DURC svanisce prima della decadenza, la ratio anti-abuso

La rottamazione quinquies nasconde un doppio binario che rivela la tensione tra la volontà di concedere più respiro ai contribuenti e l’esigenza di sbarrare la strada a chi usa la pace fiscale solo come uno scudo. Mentre la decadenza dal beneficio scatta soltanto dopo due mancati pagamenti, per il Documento Unico di Regolarità Contributiva basta una sola rata non versata per far scattare l’annullamento immediato. A pochi giorni dalla prima scadenza del 31 luglio, il meccanismo mostra il suo volto politico: premiare chi paga davvero e colpire subito chi si limita a presentare domanda senza onorare il piano.

Il doppio binario tra decadenza e regolarità contributiva

La Manovra 2026 ha reso la rottamazione quinquies più tollerante: chi non versa la prima o un’unica rata non perde automaticamente i vantaggi della definizione agevolata, che restano in piedi fino al secondo inadempimento. Sul fronte della regolarità contributiva, però, il legislatore ha scelto una strada opposta. Il testo rimanda all’articolo 54 del DL n. 50 del 2017, norma già applicata nelle precedenti edizioni, secondo cui il mancato, insufficiente o tardivo versamento anche di una sola rata determina l’annullamento del DURC.

L’INAIL, con la circolare n. 18 del 2017, aveva già chiarito il flusso di informazioni: l’Agenzia delle Entrate Riscossione segnala agli enti interessati ogni scadenza disattesa, facendo decadere la copertura del documento. Nella rottamazione quinquies questo impianto convive con una disciplina della decadenza più morbida, creando un disallineamento che non sembra casuale.

Calendario con pagina strappata e monete d'oro su sfondo skyline finanziario, rottamazione quinquies e scadenza fiscale
La rottamazione quinquies rivela il suo doppio binario: premiare chi paga davvero e colpire subito chi elude il piano.

Il contesto: usare la domanda come paracadute ha un costo

La doppia velocità affonda le radici nei dati della Corte dei Conti, che negli anni ha segnalato uno scarto crescente tra gli incassi previsti dalle rottamazioni e quelli realmente realizzati. Il fenomeno è noto: molti contribuenti presentano domanda per ottenere il DURC e partecipare ad appalti o mantenere rapporti con la Pubblica Amministrazione, per poi interrompere i pagamenti. La regola che fa cadere subito lo scudo contributivo dopo una rata non pagata è la risposta diretta a questo utilizzo strumentale: chi intende usare la rottamazione solo come “pulizia” della posizione lavorativa viene messo rapidamente fuori gioco.

Il messaggio è netto. Si poteva scegliere di armonizzare le due scadenze ma il governo ha preferito tenere separate la pazienza sulla decadenza (due rate per restare dentro) e la severità sul DURC (una rata per cadere), bilanciando due forze opposte: la promessa di un’agevolazione più generosa per attrarre adesioni e il bisogno di non regalare certificati di regolarità a chi non versa.

Chi opera con la Pubblica Amministrazione dovrà, quindi, ragionare con uno schema asimmetrico: la domanda presentata entro il 30 aprile scorso protegge dalla perdita della rottamazione fino alla seconda rata saltata, ma non basterà a tenere in piedi il DURC se la prima rata del 31 luglio – o al massimo del 5 agosto per chi ha scelto il versamento unico – non verrà onorata. C’è un’unica via per restare dentro entrambi i perimetri: pagare puntualmente, a partire da questa prima scadenza.

Fonti

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