Quando la Legge di Bilancio 2026 ha ridotto l'aliquota sostitutiva sui premi di produttività dal 10% all'1% e alzato il tetto da 3mila a 5mila euro, ha aperto involontariamente una falla: la modifica riguardava esplicitamente i premi in denaro, lasciando in sospeso la conversione in welfare aziendale. La risoluzione n. 22/E del 9 giugno 2026 dell'Agenzia delle Entrate non è solo un chiarimento tecnico — è la chiusura necessaria di un'ambiguità che avrebbe distorto le scelte dei lavoratori.
Una misura che costruisce su dieci anni di politica fiscale
Il regime agevolato per i premi di produttività non è una novità del 2026: la Legge di Stabilità 2016 lo introdusse come strumento per collegare la retribuzione variabile ai risultati d'impresa. In un decennio ha sedimentato prassi e interpretazioni operative — le stesse che l'Agenzia delle Entrate conferma restare valide anche nel nuovo quadro normativo.
Le novità 2026-2027 sono di portata diversa rispetto agli aggiustamenti precedenti. La riduzione dal 10% all'1% non è un ritocco marginale: su un premio di 5mila euro, il carico fiscale massimo scende da 300 euro (10% sul vecchio tetto di 3mila) a 50 euro (1% sul nuovo tetto). Un risparmio di 250 euro per lavoratore — calcolato come differenza tra il prelievo al vecchio e al nuovo tasso sui rispettivi massimali.

La falla: due norme parallele, un risultato asimmetrico
Il problema nasceva dalla tecnica legislativa. La Legge di Bilancio 2026 aveva modificato la norma che disciplina i premi in denaro, senza intervenire sulla disposizione parallela sulla conversione in benefit aziendali. Applicare le due norme alla lettera avrebbe prodotto un paradosso: stessa somma, stesso lavoratore, tassazione diversa a seconda di una scelta individuale.
L'Agenzia delle Entrate ha risolto la questione ricorrendo alla coerenza sistematica: applicare limiti differenti "incrinerebbe l'unità del sistema". Un principio interpretativo che vale oltre il caso specifico — segnala come l'Agenzia intenda affrontare le prossime ambiguità normative in materia di welfare.
Il quadro dopo la risoluzione
| Scenario | Tetto agevolato | Aliquota | Max imposta |
|---|---|---|---|
| Premio in denaro (fino al 2025) | 3.000 € | 10% | 300 € |
| Premio in denaro (2026-2027) | 5.000 € | 1% | 50 € |
| Premio convertito in welfare (2026-2027) | 5.000 € | Esente (nei limiti Tuir) | 0 € |
Per il 2026 e il 2027 la scelta tra cash e benefit opera su un campo di gioco uniforme: il lavoratore che preferisce i servizi aziendali alla liquidità non viene penalizzato.
L'effetto più duraturo della risoluzione è proprio questo: rimuovere la distorsione che rendeva la busta paga strutturalmente più vantaggiosa del welfare aziendale. Con un trattamento fiscale paritario, la decisione dipenderà dai bisogni del lavoratore — non dai limiti normativi.
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