Fringe benefit auto 2026: la logica ecologica dietro la riforma fiscale

Con il decreto correttivo approvato il 10 giugno 2026 dal Consiglio dei Ministri, la tassazione dei fringe benefit sulle auto aziendali abbandona il criterio dell'anno di immatricolazione e adotta quello dell'anzianità del veicolo. Non si tratta di un semplice aggiornamento tecnico: è una scelta di design fiscale con un obiettivo ambientale esplicito, inserita nel quarto intervento correttivo della riforma fiscale.

La svolta: dall'immatricolazione all'anzianità

Fino a questo decreto, le regole sui fringe benefit variavano in base al fatto che l'auto fosse nuova o meno al momento dell'assegnazione. Il correttivo introduce un criterio diverso: l'età effettiva del mezzo al momento del calcolo.

Il meccanismo funziona così:

  • Sotto i 5 anni dall'immatricolazione: si applicano le percentuali ordinarie già in vigore nel 2025, differenziate per tipo di alimentazione
  • Oltre i 5 anni: il valore imponibile del fringe benefit aumenta del 50%

Esempio concreto: per un'auto termica con costo chilometrico ACI di 5.000 euro annui, il benefit imponibile nei primi cinque anni è 2.500 euro (calcolato con le percentuali base). Dal sesto anno, quella soglia sale a 3.750 euro, con la maggiorazione per anzianità.

Il legislatore ha esplicitato la logica: un'auto più vecchia tende a essere più inquinante, e la penalizzazione fiscale mira a spingere le aziende verso il rinnovo del parco con veicoli meno emissivi.

Auto aziendali - Novità fringe benefit dal 2026
Ricarica di un'auto elettrica bianca mediante colonnina pubblica. Foto di Rathaphon Nanthapreecha su Pexels

Perché arriva adesso: chiarire dove c'era ambiguità

Il ministro Leo, in conferenza stampa, ha dichiarato che la misura «pone definitivamente fine alle incertezze interpretative che si erano stratificate nel tempo con l'obiettivo di garantire chiarezza applicativa sia per le imprese che per i lavoratori».

Tra i nodi risolti c'è il trattamento degli optional e accessori: quegli elementi non rilevabili dalle tabelle ACI generavano un vuoto normativo. Il decreto introduce una maggiorazione forfettaria del 5% sul valore del fringe benefit per gli accessori a carico dell'azienda, al netto di quanto paga il dipendente.

Chiarita anche la riassegnazione del veicolo: il passaggio a un altro dipendente non comporta aggravi fiscali aggiuntivi, trattata come una normale prima assegnazione.

Il testo non è ancora legge: cosa serve sapere

Un dato di contesto non trascurabile: il provvedimento è approvato soltanto «in esame preliminare». Senza la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, le nuove regole non hanno forza di legge. Se e quando entreranno in vigore, si applicheranno — salvo regime transitorio — anche ai veicoli già assegnati nel 2025.

Il regime transitorio tutela chi aveva già programmato: le auto ordinate entro il 31 dicembre 2024 e consegnate entro il 31 dicembre 2025 mantengono il vecchio regime fiscale. Per questi veicoli, però, al superamento dei cinque anni dall'immatricolazione scatta comunque la maggiorazione del 50%.

La riforma cambia il criterio di riferimento del sistema: dalla domanda «l'auto è nuova o usata al momento dell'assegnazione?» si passa a «quanti anni ha il veicolo, indipendentemente da quando è stato assegnato?». È uno spostamento di prospettiva che riduce l'arbitrarietà e aggancia la fiscalità all'età — e quindi alle emissioni — effettive del mezzo.

Fonti

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