Il Consiglio dei ministri ha approvato il DPFP 2027 con uno scostamento di bilancio da circa 29 miliardi di euro nel biennio 2027-2028, che porta il deficit al 3,4% nel 2027 e al 3,3% nel 2028. Il numero, però, dice meno di quanto sembra: quelle risorse sono vincolate a energia e difesa, mentre le misure fiscali in cantiere — dal nuovo taglio Irpef alle tredicesime — devono trovare copertura sui conti ordinari. È qui che si gioca la partita della manovra.
Il DPFP 2027 nasce da un vuoto normativo
Il Documento programmatico di finanza pubblica sostituisce la vecchia Nota di aggiornamento al DEF, che per anni ha aperto i lavori della manovra. La cornice è cambiata con la nuova governance economica europea, entrata in vigore nel 2024: la normativa nazionale che detta tempi e regole della documentazione di bilancio non è stata ancora adeguata, così la traccia da seguire l'ha stabilita il Parlamento con una risoluzione approvata il 30 settembre in Commissione Bilancio del Senato e votata il giorno dopo alla Camera.
Il DPFP aggiorna le previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica, il conto economico delle Amministrazioni pubbliche e il saldo di cassa del settore statale. Delinea anche l'articolazione delle misure di prossima adozione e lo stato degli impegni di riforma e investimento assunti con il Piano strutturale di bilancio di medio termine.
Lo scostamento finanzia energia e difesa, non le tasse
Lo scostamento vale 0,3% del Pil per l'energia e 0,3% per la difesa, sia nel 2027 sia nel 2028. Sui valori assoluti le fonti divergono: PMI.it indica 7 miliardi l'anno per ciascun capitolo, cioè 28 miliardi nel biennio, mentre TAG24 parla di circa 29 miliardi. La differenza è di arrotondamento, non di contenuto, ma va letta insieme al dato di sfondo: la flessibilità complessiva è di 14 miliardi nel 2027 e 14 nel 2028, pari allo 0,6% del Pil all'anno.
| Anno | Deficit/PIL previsto | Al netto dello scostamento |
|---|---|---|
| 2026 | sotto il 3% | nessuno scostamento |
| 2027 | 3,4% | 2,8% |
| 2028 | 3,3% | 2,7% |
| 2029 | 2,4% | nessuno scostamento |
La scelta è dichiaratamente parziale: il governo ha rinunciato a margini più ampi per tenere un profilo prudente. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha spiegato che «l'approccio deve essere un attimino più prudente» rispetto agli annunci delle settimane precedenti. Lo scostamento, in origine ipotizzato a 36 miliardi ad agosto, è stato ridotto dopo che l'ISTAT ha confermato il deficit 2025 al 3,1%.
Il conto del Fisco: quasi 7 miliardi in attesa di copertura
Qui sta il nodo. I costi delle misure fiscali quantificati dalle fonti sommano a circa 6,7 miliardi: il nuovo taglio Irpef per il ceto medio fino a 60mila euro (circa 2,7 miliardi), la detassazione delle tredicesime (circa 500 milioni), la flat tax per i giovani (almeno 200 milioni), la conferma delle agevolazioni sulle buste paga dei dipendenti dal 1° gennaio 2027 (circa 1 miliardo) e l'abolizione del bollo auto (2,3 miliardi l'anno). Una cifra vicina ai 7 miliardi del capitolo fiscale complessivo.

Considerando i numeri del DPFP, quei 6,7 miliardi valgono quasi la metà della flessibilità annuale da 14 miliardi e poco meno di un quarto dello scostamento biennale. Il problema è che la flessibilità è già destinata per metà alla sicurezza e per metà all'energia: le misure fiscali non possono attingervi e devono trovare copertura altrove. L'architettura stessa del documento, che tiene separati i capitoli, lo conferma.
Dal voto del 13 ottobre al DPB entro il 20 ottobre
L'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale richiede un voto a maggioranza assoluta dei componenti di Camera e Senato, previsto dall'art. 6, comma 3, della legge n. 243/2012. Le Commissioni Bilancio di Camera e Senato hanno concordato all'unanimità sulla possibile attivazione, chiedendo però al governo una relazione al Parlamento sulla linea della procedura. Il voto è in calendario martedì 13 ottobre.
Dopo il passaggio parlamentare, l'esecutivo deve approvare e inviare a Bruxelles il Documento programmatico di bilancio entro il 20 ottobre, con le prime indicazioni concrete sulle misure. Il disegno di legge approderà poi in Parlamento.
Cosa significano questi numeri per i conti pubblici
Il profilo del deficit è coerente con il quadro europeo. Il disavanzo scende al 2,8% nel 2027 e al 2,7% nel 2028 al netto dello scostamento, cioè sotto la soglia del 3% che conta per la procedura per disavanzo eccessivo, alla quale l'Italia è ancora sottoposta dopo il 3,1% del 2025. Secondo Giorgetti, il calcolo al netto delle spese per energia e difesa può aprire lo spazio per l'uscita, che resta però appeso alle valutazioni europee. Sullo sfondo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha chiesto alla Commissione una flessibilità aggiuntiva contro l'inflazione con una lettera a Ursula von der Leyen; da Bruxelles è arrivata la risposta che agli Stati membri è già stata concessa maggiore flessibilità.
Il debito pubblico sale al 138,6% del Pil nel 2027 prima di scendere al 137,7% nel 2028 e al 136,3% nel 2029. La crescita programmatica del 2026 è stata alzata all'1% dallo 0,6% indicato ad aprile, con stime più caute per gli anni successivi: 0,8% nel 2027, 0,9% nel 2028, 0,8% nel 2029.
Letto in controluce, il quadro è più stretto di quanto sembri. Se la flessibilità annua da 14 miliardi corrisponde allo 0,6% del Pil, il Pil nominale implicito è di circa 2.333 miliardi: è su questa base che il governo dosa lo scostamento. E il solo taglio Irpef fino a 60mila euro pesa per circa il 19% dell'intera flessibilità annuale (2,7 su 14 miliardi), pur non potendone usufruire.
TAG24 legge la manovra come l'ultima del governo Meloni prima delle elezioni e prevede un "assalto alla diligenza" dei partiti a caccia di fondi. È un'interpretazione politica, non un dato: i numeri del DPFP, per ora, dicono solo quali spazi esistono e a cosa sono vincolati.
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