Il 30 settembre 2026 non è una semplice scadenza sul calendario delle scadenze INPS. Con il messaggio n. 2451 del 23 luglio, l’Istituto ha fissato l’ultimo termine utile per presentare le domande di riconoscimento dei bonus Giovani, Donne e ZES previsti dal decreto Coesione (D.L. 60/2024). Dietro la data non c’è solo un adempimento burocratico, ma la chiusura contabile di un intero ciclo di politica attiva del lavoro, quello finanziato dal Programma nazionale Giovani, donne e lavoro 2021-2027, e il contestuale passaggio di testimone alle nuove misure introdotte quest’anno dal decreto Lavoro.
Il cerchio si chiude sui conti del Programma nazionale
La fissazione del muro del 30 settembre – oltre il quale, dal 1° ottobre 2026, non sarà più possibile inviare nuove istanze – risponde a un’esigenza precisa dell'Esecutivo: consolidare in via definitiva le risorse impiegate e rendicontate sul Programma nazionale Giovani, donne e lavoro 2021-2027. Le misure del decreto Coesione, infatti, riguardano un arco temporale di assunzioni già definito e circoscritto, quello compreso tra il 1° settembre 2024 e il 31 dicembre 2025.
Si tratta di una finestra di incentivazione che ha operato in regime di “de minimis” e con autorizzazioni ancorate alla disciplina europea sugli aiuti di Stato. Conclusa la fase operativa, l’INPS si trova ora a dover tracciare un bilancio esatto delle domande accolte per chiudere la rendicontazione all’Europa. In quest’ottica, la scadenza di fine settembre 2026 rappresenta il punto finale per datori di lavoro e intermediari che, pur avendo effettuato assunzioni incentivabili entro il 31 dicembre 2025, non hanno ancora perfezionato la richiesta dell’esonero contributivo.
L’architettura degli incentivi: una spinta fino a 650 euro al mese
Per capire la portata del provvedimento che si avvia all’archiviazione basta guardare l’entità degli esoneri. Il decreto Coesione aveva costruito un’impalcatura di incentivi totali (esonero del 100% della contribuzione datoriale, esclusi i premi INAIL) articolata su tre gambe:

| Misura | Destinatari | Limite dimensionale impresa | Importo massimo mensile |
|---|---|---|---|
| Bonus Giovani | Nuove assunzioni/trasformazioni a tempo indeterminato di under 35 | Nessuno | 500 euro (650 euro se in regioni ZES) |
| Bonus Donne | Assunzioni a tempo indeterminato di lavoratrici svantaggiate | Nessuno | 650 euro |
| Bonus ZES Unica | Assunzioni a tempo indeterminato di personale non dirigenziale nel Mezzogiorno | Fino a 10 dipendenti | 650 euro |
La durata massima del beneficio, per tutte e tre le tipologie, è di 24 mesi. Le istruzioni tecniche per l’applicazione pratica, un tempo decisive per l’operatività quotidiana di consulenti del lavoro e uffici HR, sono state fornite dall’INPS con le circolari n. 90/2025 (Giovani), n. 91/2025 (Donne) e – qui le fonti ufficiali divergono – la n. 10/2026 (ZES Unica, anche se alcuni documenti richiamano la n. 3/2026).
Dalla fase transitoria al nuovo decreto Lavoro
La chiusura delle domande per il vecchio decreto Coesione non lascia un vuoto normativo. Le agevolazioni legate agli articoli 22-24 del D.L. 60/2024 sono già state sostituite dalla nuova versione dei bonus introdotta quest’anno nell’ambito del decreto Lavoro 2026. Il passaggio di testimone è la ragione strutturale per cui il Ministero del Lavoro spinge ora per una cesura netta con il passato: servono dati definitivi per chiudere un capitolo di spesa e liberare completamente le risorse per i nuovi strumenti di politica attiva.
Questo meccanismo a “pacchetti normativi” è una costante delle politiche del lavoro italiane dell’ultimo decennio, in cui gli incentivi alle assunzioni vengono spesso lanciati con finestre temporali intense, salvo poi essere riassorbiti o riplasmati dalla manovra successiva. La vera differenza, in questo caso, è la natura a forte trazione meridionale delle misure in scadenza. Il sovra-bonus per la ZES Unica (con il massimale che sale a 650 euro e il target specifico sulle piccole imprese fino a 10 dipendenti) segnalava una strategia mirata a ridurre il gap occupazionale del Mezzogiorno utilizzando la leva contributiva più potente.
L’ultimo miglio e la lezione per le imprese
C’è un dato amministrativo che merita attenzione. Nonostante la finestra di assunzioni si sia chiusa il 31 dicembre 2025, a pochi mesi dalla scadenza delle domande ci sono ancora posizioni per cui il beneficio non è stato formalmente richiesto. La ragione è fisiologica: in un quadro di continue stratificazioni normative, tenere traccia di scadenze differite di 9-12 mesi rispetto all’evento agevolato (l’assunzione) genera inevitabilmente una coda di potenziali “crediti dimenticati”.
Considerando un’assunzione incentivata con il massimale pieno di 650 euro al mese per 24 mesi nella ZES, il mancato invio della domanda entro il 30 settembre 2026 si traduce nella perdita secca di un esonero contributivo fino a 15.600 euro a lavoratore. Una cifra che, per una micro-impresa del Sud, può equivalere a un margine operativo di un intero anno. La scadenza imminente funziona perciò come una cartina di tornasole: da un lato testa la capacità delle istituzioni di chiudere ordinatamente i conti con l’Europa, dall’altro ricorda al sistema produttivo che gli incentivi non sono agevolazioni a tempo indeterminato, ma finestre di opportunità con una data di scadenza che va ben oltre quella dell’atto formale di assunzione.
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