Sgravio contratti di solidarietà: l’INPS scova altri fondi 2019 nel 2026

Non è la prima volta che accade e probabilmente non sarà l’ultima. Con il messaggio n. 2275 del 6 luglio 2026, l’INPS ha comunicato di aver trovato ulteriori risorse residue nello stanziamento 2019 per lo sgravio contributivo sui contratti di solidarietà difensivi accompagnati da cassa integrazione straordinaria. Un nuovo capitolo di una vicenda che dal 2020 tiene in sospeso centinaia di imprese e che rivela molto sulla gestione degli ammortizzatori sociali in Italia.

Una misura nata per la crisi, ma con un effetto prolungato nel tempo

Lo sgravio, introdotto dall’articolo 6 del decreto-legge 510/1996, consente una riduzione del 35% della contribuzione previdenziale e assistenziale per i lavoratori in contratto di solidarietà, per un massimo di 24 mesi. Pensato per sostenere le aziende che riducono l’orario invece di licenziare, si è trasformato in un caso di longevità amministrativa.

La dotazione finanziaria del 2019, destinata a coprire i periodi di CIGS conclusi entro il 31 ottobre 2019 e poi, con una prima estensione, entro il 30 settembre 2020, non è mai stata completamente esaurita. Le continue ricognizioni contabili chieste dal Ministero del Lavoro hanno fatto emergere, una dopo l’altra, somme inutilizzate.

La cronistoria di uno stanziamento “infinito”

Le tappe di questa vicenda mostrano un copione che si ripete:

  • Settembre 2020 – Circolare INPS n. 100: prime istruzioni per le imprese con contratti di solidarietà conclusi entro il 31 ottobre 2019.
  • Aprile 2021 – Messaggio INPS n. 1697: estensione alle aziende con periodi di CIGS conclusi entro il 30 settembre 2020.
  • Giugno 2024 – Messaggio INPS n. 2179: una ricognizione del Ministero svela somme ancora inutilizzate del 2019, e si riapre la platea.
  • Luglio 2026 – Messaggio INPS n. 2275: si scovano ulteriori fondi residui, con l’ammissione di un nuovo gruppo di imprese.

Ogni volta la procedura è la stessa: il datore di lavoro attiva la richiesta, la Struttura territoriale INPS verifica e attribuisce il codice di autorizzazione “1W”, e l’azienda conguaglia gli importi nel flusso Uniemens con il codice “L982”. Per molte imprese, il beneficio arriva a distanza di anni dal periodo di cassa integrazione.

Monete d'oro e grafici finanziari luminosi su superficie chiara, fondi INPS riscoperti per sgravi contributivi
Nuove risorse residue 2019 trovate dall'INPS per lo sgravio contributivo sui contratti di solidarietà.

Cosa cambia ora (e perché è un déjà-vu per i consulenti)

Le imprese ammesse con l’ultimo messaggio dovranno effettuare il conguaglio entro il 16 ottobre 2026 (il terzo mese successivo alla pubblicazione del provvedimento). Chi ha cessato o sospeso l’attività userà la procedura di regolarizzazione Uniemens/vig. L’INPS ha anche allegato l’elenco delle aziende autorizzate, un passaggio che si ripete identico a ogni riapertura.

Dal punto di vista operativo, nulla di nuovo rispetto alle tornate precedenti. Il vero punto, semmai, è un altro: quante altre aziende rimangono ancora fuori, in attesa del prossimo “ritrovamento” di fondi?

L’analisi: cosa ci dice questa storia sulla gestione degli ammortizzatori

La riapertura a catena dello stanziamento 2019 solleva interrogativi sulla programmazione finanziaria delle politiche passive del lavoro. Se uno stanziamento di sette anni fa non è ancora stato consumato, due sono le ipotesi: o la dotazione era sovradimensionata rispetto al numero di contratti di solidarietà effettivamente stipulati in quel periodo, oppure il meccanismo di accesso era talmente farraginoso da lasciare indietro molti potenziali beneficiari.

La verità, probabilmente, sta nel mezzo. Le imprese dovevano aver concluso la CIGS entro finestre temporali rigide, definite da decreti ministeriali successivi. Chi non rientrava nella prima ondata poteva sperare solo nei residui, un processo che ha allungato i tempi di anni. Il sistema ha retto: i soldi stanziati non sono andati persi, ma sono stati distribuiti con il contagocce. Un meccanismo che, se da un lato garantisce la copertura finanziaria di tutte le domande valide, dall’altro crea incertezza per le aziende, che scoprono solo a posteriori di poter beneficiare di uno sgravio su periodi contributivi ormai chiusi.

Finché ci saranno euro da scovare nei bilanci passati, lo sgravio 2019 continuerà a vivere nuove puntate. E per le imprese che hanno scelto la strada della solidarietà invece dei licenziamenti, resta un riconoscimento tardivo ma reale.

Fonti

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