La circolare 4/E dell’Agenzia delle Entrate, pubblicata il 6 luglio 2026, arriva a due settimane dalla scadenza del 20 luglio per la presentazione dei modelli ISA. Non introduce sorprese, ma offre una fotografia nitida di come gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale si siano evoluti da strumento di controllo a perno di un ecosistema più ampio: quello che lega punteggio ISA, Concordato Preventivo Biennale e accesso ai benefici premiali. Il nodo, semmai, è un altro: il disallineamento cronico tra i tempi dell’amministrazione e quelli di chi deve applicare le norme, che quest’anno costa il doppio — letteralmente.
Un’architettura normativa che ruota attorno al punteggio ISA
Per il periodo d’imposta 2025 restano in vigore 173 indici, uno in più rispetto al 2024. Di questi, 85 sono stati rivisti integralmente con decreto del 31 marzo 2026, mentre un secondo decreto del 15 aprile 2026 ha introdotto correttivi congiunturali legati a tensioni geopolitiche, prezzi dell’energia e degli alimentari, andamento dei tassi di interesse. Non è un dettaglio tecnico: è il riconoscimento che il 2025 è stato un anno economicamente anomalo, e che applicare indici costruiti su serie storiche “normali” avrebbe distorto le valutazioni di affidabilità.
La revisione ha riguardato 72 ISA in evoluzione ordinaria, 10 in evoluzione anticipata, e ha prodotto la scomposizione dell’ISA DM01U (commercio al dettaglio alimentare) nei tre nuovi EM01A, EM01B ed EM01C. Il DG11U è stato soppresso e le sue attività ridistribuite.
Sul fronte delle esclusioni, spariscono per il 2025 i codici 8, 9 e 10 relativi agli enti del Terzo Settore, alle organizzazioni di volontariato e alle imprese sociali: torneranno nei modelli REDDITI 2027 per effetto del differimento disposto dal decreto-legge n. 84 del 2025, convertito dalla legge n. 108/2025, che ha eliminato il vincolo dell’autorizzazione europea.
Il Concordato Preventivo Biennale diventa il figlio dell’ISA
La parte più rilevante della circolare riguarda il rinnovo del Concordato Preventivo Biennale per il biennio 2026-2027. Il meccanismo è lineare: per chi ha aderito al CPB 2024-2025, il reddito e il valore della produzione netta del 2025 — già concordati — costituiscono la base per la nuova proposta. I dati comunicati con il modello ISA, compresi quelli precalcolati forniti dall’Agenzia, alimentano direttamente l’elaborazione della proposta per il biennio successivo.

C’è un vincolo secco: questi contribuenti non possono dichiarare componenti positivi aggiuntivi al solo scopo di migliorare il punteggio ISA 2025. Il reddito resta quello determinato in sede di adesione al CPB. Il punteggio ISA, però, continua a pesare: determina la proposta e calibra l’aliquota dell’imposta sostitutiva, che oscilla tra il 10% e il 15% ai sensi dell’articolo 20-bis del decreto CPB.
La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 28457 del 5 novembre 2024, ha già chiarito che i benefici premiali spettano solo a fronte di dati dichiarati veritieri. È un principio che la circolare estende implicitamente anche al CPB: la proposta si basa sui dati ISA, e dati inesatti possono far decadere il concordato.
Semplificazione reale, ma a che prezzo?
L’Agenzia prosegue l’opera di sfoltimento: spariscono dai modelli cartacei le informazioni su condizione di pensionato, lavoratore dipendente e attività in forma cooperativa, perché già in possesso dell’amministrazione e riversate nei dati precalcolati. La delega unica, in vigore dal periodo d’imposta 2025, consente acquisizioni massive via Entratel per gli intermediari e download diretto dal cassetto fiscale per i singoli contribuenti.
Sono interventi utili. Ma la circolare arriva il 6 luglio, con la scadenza del 20 luglio già addosso. E la mancata o tardiva compilazione del modello ISA costa, quest’anno, il doppio: la maggiorazione è passata dallo 0,4% allo 0,8%. Per chi lavora negli studi professionali, il messaggio è chiaro: il sistema si è fatto più sofisticato e interconnesso, ma i tempi dell’amministrazione restano incompatibili con quelli operativi.
Analisi: un sistema che poggia su dati fedeli, ma con incentivi asimmetrici
Mettendo in fila i numeri: 173 indici attivi, 85 rivisti in profondità, correttivi congiunturali per uno scenario economico segnato da inflazione energetica e tassi ancora elevati, integrazione stretta con il CPB, soglia di affidabilità fissata a punteggio 6 per le strategie di controllo basate sul rischio. Il disegno è coerente: l’ISA non è più soltanto uno strumento di compliance, ma il baricentro di un sistema che promette benefici premiali e proposte di concordato in cambio di trasparenza dichiarativa.
Il problema è l’asimmetria degli incentivi temporali. L’amministrazione ha tutto l’anno per elaborare circolari e decreti; i contribuenti e i loro intermediari hanno poche settimane per applicarli, con sanzioni raddoppiate in caso di ritardo. Se l’obiettivo è davvero la collaborazione tra fisco e contribuente, la tempestività dei chiarimenti è parte integrante del patto. Arrivare a metà luglio con un documento riepilogativo di elementi già noti — per quanto utile a consolidare il quadro — rischia di vanificare sul piano pratico proprio quella semplificazione che sulla carta si dichiara di perseguire.
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