Il concordato preventivo biennale 2026/2027 non è solo uno strumento di pianificazione fiscale: è la terza edizione di un meccanismo che ridisegna il rapporto tra Stato e partite IVA, introducendo una scissione strutturale tra il reddito rilevante per il fisco e quello che conta per il welfare. Il paradosso è codificato nella norma stessa: chi guadagna più del previsto risparmia sulle imposte, ma vede l'ISEE calcolato sul reddito reale, con il rischio che i bonus perduti annullino — e in certi casi superino — il risparmio fiscale ottenuto.
La genesi: dal decreto 2024 ai correttivi 2026
Il decreto legislativo n. 13/2024, pubblicato il 21 febbraio 2024 nell'ambito della riforma fiscale delegata, ha istituito il concordato preventivo biennale come strumento di compliance volontaria. La logica di fondo: l'Agenzia delle Entrate propone alle partite IVA soggette agli ISA un reddito imponibile fisso per due anni, elaborato incrociando le proprie banche dati. In cambio, il contribuente ottiene certezza fiscale. Se guadagna di più, paga solo sul reddito concordato; l'eventuale extra è esente o assoggettato a una flat tax dal 10% al 15% in base al punteggio ISA.
Le prime due edizioni avevano però mostrato una distorsione rilevante: le proposte potevano superare ampiamente il reddito storico anche per chi non era particolarmente affidabile fiscalmente. Il decreto legislativo n. 81/2025 aveva introdotto tetti agli incrementi per i contribuenti con ISA più alto; il D.L. 38/2026 (art. 7-bis, comma 1) li ha estesi anche alle partite IVA con punteggi bassi. I limiti aggiornati per il biennio 2026/2027 sono:
| Punteggio ISA | Limite massimo di incremento |
|---|---|
| 10 | 10% |
| da 9 a 10 | 15% |
| da 8 a 9 | 25% |
| da 6 a 8 | 30% |
| da 1 a 6 | 35% |
L'impatto è concreto. Un contribuente con reddito dichiarato di 35.000 euro e ISA pari a 7 si era visto proporre originariamente 57.000 euro, un incremento del 63% rispetto al periodo precedente — quasi il doppio del tetto del 30% fissato per la sua fascia. Applicando il nuovo limite, la proposta scende a 45.500 euro (35.000 euro più 10.500 euro di incremento massimo), con un ribasso di 11.500 euro.

L'articolo 35 e la scissione strutturale tra fisco e welfare
La norma istitutiva fissa due anime distinte. L'articolo 19 del D.Lgs. 13/2024 stabilisce che le imposte dirette (IRPEF, addizionali, IRAP) si calcolano sul reddito concordato indipendentemente da quanto il contribuente guadagna effettivamente. È la componente premiale.
L'articolo 35, comma 2, introduce la deroga che genera l'asimmetria: per tutte le prestazioni sociali condizionate al reddito, conta il reddito reale, non quello concordato. La scissione è deliberata, pensata per impedire che il concordato diventi uno strumento di accesso improprio al welfare. Il risultato è un meccanismo a doppio binario che, in caso di buon andamento degli affari, premia il contribuente sulle tasse e lo penalizza sulle prestazioni sociali.
Le prestazioni più esposte sono:
- assegno unico e universale: l'importo mensile per figlio si riduce progressivamente al crescere dell'ISEE fino alla quota minima
- bonus sociali (luce, gas, acqua): il superamento anche di un euro della soglia ISEE comporta l'esclusione totale dall'agevolazione
- tasse universitarie e diritto allo studio: la fascia ISEE reale più alta può far lievitare le rette o far perdere borse di studio e alloggi per studenti fuori sede
- rette di asili nido e mense scolastiche: molti Comuni applicano scaglioni ISEE rigidi che ignorano la base imponibile ridotta del concordato
Il costo nascosto: detrazioni IRPEF e asimmetria di sistema
C'è un terzo asse d'impatto, spesso sottovalutato. Le detrazioni IRPEF — per figli a carico, spese sanitarie, premi assicurativi, bonus edilizi — si calcolano anch'esse sul reddito effettivo. Al crescere del reddito reale, le detrazioni si riducono fino ad azzerarsi, sommando una pressione fiscale indiretta aggiuntiva al già penalizzante effetto sull'ISEE familiare.
La terza edizione del concordato rivela così una scelta di politica fiscale precisa: la compliance tributaria viene incentivata separando nettamente il piano delle imposte da quello delle tutele sociali. Chi aderisce ottiene certezza fiscale a un costo a volte visibile (la proposta supera il reddito storico) e a volte nascosto (il welfare si calcola sull'effettivo). Prima di accettare la proposta entro il 2 novembre 2026, vale la pena quantificare non solo le imposte risparmiate, ma anche il valore dei benefici ISEE-dipendenti che potrebbero ridursi o scomparire nel biennio.
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