Concordato preventivo 2026-2027: il Fisco scommette sulla compliance

Il Concordato preventivo biennale non è più solo un patto fiscale: è una scommessa sulla compliance che il Fisco italiano rilancia per il biennio 2026-2027. La circolare n. 8/E, firmata il 6 ottobre 2026 dal direttore dell'Agenzia delle Entrate Vincenzo Carbone, arriva a meno di un mese dalla scadenza del 2 novembre e riscrive le regole del gioco: più sostenibile per chi ha affidabilità fiscale bassa, più premiato per chi rinnova, più rischioso per chi resta fuori. La mossa rivela una strategia precisa, trasformare un istituto nato come misura straordinaria in una leva strutturale di adesione spontanea.

Dai due decreti alla circolare 8/E: due anni di aggiustamenti

Il Concordato preventivo biennale nasce con il decreto legislativo n. 13/2024, nell'ambito della riforma fiscale, come accordo tra Fisco e titolari di partita IVA tenuti all'applicazione degli ISA per il 2025. Nel 2026 il meccanismo viene ritoccato due volte, il decreto-legge n. 38/2026 (articolo 7-bis) interviene sui tetti di incremento della proposta, mentre il decreto legislativo n. 148/2026, il cosiddetto decreto Omnibus, riscrive le regole sulla decadenza e rafforza i benefici per il rinnovo.

La circolare n. 8/E raccoglie tutto in un unico documento, sostituisce le precedenti circolari e in appendice recupera i chiarimenti resi dall'Agenzia in risposta a quesiti e FAQ di stampa specializzata e organismi di categoria. Non è un semplice aggiornamento: è il tentativo di dare al CPB un assetto stabile dopo due anni di rodaggio.

Tetti progressivi: la proposta cresce quanto l'affidabilità scende

La proposta di concordato non può superare soglie percentuali di incremento che dipendono dal punteggio ISA del contribuente. Per il biennio 2026-2027 i tetti si estendono anche ai punteggi più bassi, con due nuove soglie rispetto al passato: 30% per ISA da 6 a meno di 8 e 35% per ISA inferiore a 6.

Punteggio ISAIncremento massimo della proposta
ISA 1010%
da 9 a meno di 1015%
da 8 a meno di 925%
da 6 a meno di 830%
inferiore a 635%

Prima del 2026 esistevano solo le soglie del 10, 15 e 25%, applicabili ai punteggi più alti. Ora il tetto cresce man mano che l'affidabilità scende. La logica è duplice: chi parte da un ISA basso ha più margine di miglioramento verso l'obiettivo "ISA 10", quindi la proposta può spingersi più in alto; il cap, però, evita che la pretesa del Fisco diventi insostenibile per l'impresa o il professionista.

Il divario tra i due estremi è netto: tra il tetto minimo (10% per ISA 10) e quello massimo (35% per ISA inferiore a 6) ci sono 25 punti percentuali. In termini relativi, un contribuente con affidabilità più bassa può ricevere una proposta di incremento fino a 3,5 volte più alta rispetto a uno con affidabilità piena.

Meno decadenza, più ravvedimento: le regole d'ingresso si ammorbidiscono

Un'adesione al concordato effettuata senza i requisiti di legge non determina più la cosiddetta decadenza: è semplicemente priva di effetti, come se non fosse mai avvenuta. Vale per cause di esclusione come debiti tributari o previdenziali oltre 5.000 euro non estinti.

È la novità più strutturale del decreto Omnibus. Nel precedente assetto, l'emersione successiva di una causa ostativa poteva far cadere l'accordo e obbligare comunque a versare le imposte concordate. Con le nuove regole l'adesione è inefficace ab origine e il rischio di decadenza si azzera per chi non aveva i requisiti fin dall'inizio.

Concordato Preventivo Biennale 2026-2027 - Scadenza 2 novembre
Imprenditore analizza documenti finanziari e dati alla propria scrivania. Foto di RDNE Stock project su Pexels

Anche gli errori o le omissioni nei dati dichiarativi non fanno più perdere il concordato. Il contribuente può presentare una dichiarazione integrativa, correggere i dati, regolarizzare le violazioni con ravvedimento operoso e rideterminare le basi imponibili concordate. La decadenza resta circoscritta ai soli casi di accertamento notificato con scostamenti superiori al 30%.

Rinnovo: premi più alti, accertamenti più brevi e sanatoria 2020-2023

Chi ha già aderito al concordato 2024-2025 e sceglie di rinnovare per il 2026-2027 accede a un pacchetto di benefici rafforzati:

  • compensazione crediti IVA fino a 100.000 euro senza visto di conformità (era 70.000 euro);
  • compensazione crediti imposte dirette e IRAP fino a 70.000 euro (era 50.000 euro);
  • rimborsi IVA senza visto o garanzia fino a 100.000 euro;
  • anticipazione di due anni dei termini di decadenza per l'attività di accertamento ai fini delle imposte sui redditi e IVA;
  • rateizzazione senza interessi delle somme dovute a saldo e acconto per gli anni concordati;
  • nessuna maggiorazione sugli acconti (10% per le imposte sui redditi e 3% per l'IRAP previste al primo anno).

Il salto nelle soglie è misurabile: l'esonero dal visto per la compensazione IVA sale del 42,86% (da 70.000 a 100.000 euro) e quello per le imposte dirette e l'IRAP del 40% (da 50.000 a 70.000 euro).

Al pacchetto si aggiunge la sanatoria speciale per gli anni dal 2020 al 2023: chi rinnova può regolarizzare le annualità ancora accertabili con un'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, delle relative addizionali e dell'IRAP. Per gli anni della crisi pandemica, 2020 e 2021, è previsto un ulteriore sconto del 30% sulle imposte dovute.

Fuori dal concordato: controlli mirati e sanzioni più facili

Chi resta fuori dal patto fiscale affronta il rovescio della medaglia. La circolare conferma la programmazione di controlli e accertamenti mirati e intensificati da parte dell'Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza, uniti al dimezzamento delle soglie per l'applicazione delle sanzioni accessorie.

Analisi: una compliance a due velocità

Messi in fila, i numeri disegnano una strategia coerente. Si abbassano le barriere d'ingresso (errori sanabili, adesioni senza requisiti non più penalizzanti) e in parallelo si alzano i premi per chi resta dentro: soglie di compensazione e rimborso su del 40-42,86%, accertamenti più brevi di due anni. Per chi sta fuori, il messaggio è opposto: controlli intensificati e sanzioni accessorie più facili da applicare.

Il calcolo è presto fatto: il tetto massimo di incremento per un contribuente con ISA sotto 6 (35%) è 3,5 volte quello di un contribuente con ISA 10 (10%). La proposta diventa così tanto più cedevole quanto più il contribuente è lontano dall'affidabilità piena, ma solo entro un limite che la rende accettabile. In parallelo, il ravvedimento speciale 2020-2023 offre a chi rinnova una via per chiudere i conti con il passato, un'opzione che ha senso solo se il patto con il Fisco diventa una relazione stabile, non un episodio isolato.

Per il contribuente tipo (titolare di partita IVA soggetto agli ISA) la decisione entro il 2 novembre non si gioca solo sull'imposta proposta, ma sul pacchetto di tutele future: la possibilità di correggere gli errori senza perdere il concordato e di accedere a compensazioni più alte senza visto di conformità vale, in termini operativi, quanto lo sconto fiscale.

La scommessa del Fisco è chiara: rinunciare a un po' di gettito potenziale, perché i redditi eccedenti quelli concordati restano esclusi dalla tassazione, in cambio di una platea più ampia di contribuenti dentro il perimetro della compliance. Se regge, il CPB smetterà di essere un episodio biennale per diventare la struttura portante del rapporto tra Fisco e partite IVA.

Fonti

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